Il taglio cesareo partecipativo, per un’ostetricia incentrata sulla paziente

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Il taglio cesareo partecipativo, per un’ostetricia incentrata sulla paziente
09.03.2026
Thèmes: In italiano
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Bild von Prof.ssa Caroline Daelemans,
Prof.ssa Caroline Daelemans,
responsabile della sala parto degli Hôpitaux universitaires de Genève.
Bild von Corine-Yara Montandon La Longe,
Corine-Yara Montandon La Longe,
Levatrice, Hôpitaux universitaires de Genève.

Da alcuni anni, il taglio cesareo cosiddetto «dolce» o «partecipativo» si sta diffondendo nei reparti di maternità della Svizzera romanda. La Prof.ssa Caroline Daelemans, responsabile della sala parto degli Ospedali universitari di Ginevra (Hôpitaux universitaires de Genève), e Corine-Yara Montandon La Longe, levatrice, presentano i principi di questo cambiamento di pratica nel contesto altamente sicuro della sala operatoria.

Il taglio cesareo è oggi l’intervento chirurgico più praticato al mondo (Jauniaux & Grobman, 2016; Betran et al., 2021) e concerne una donna su tre in Svizzera. Per la salute materna è fondamentale ridurre i tagli cesarei non indicati (Lancet, 2018; Betran et al., 2018); seviene praticato, è importante garantire l’evoluzione dei nostri protocolli al fine di otteneremigliori esiti materni e neonatali. È per questo motivo che negli ultimi 15 anni si è sviluppata l’idea del taglio cesareo cosiddetto “dolce” o “partecipativo” (vedi riquadro sotto). 

Questo approccio non ha mai avuto, ovviamente, lo scopo di promuovere il taglio cesareo come alternativa desiderabile al parto vaginale, ma piuttosto di adattarne la realizzazione al fine di rispettare al meglio la fisiologia, i bisogni relazionali precoci e la qualità complessiva dell’esperienza (Carmichael & Matulionis, 2014).

In pratica

 A livellopratico, il taglio cesareo partecipativo si basa su semplici adattamenti: presenza continua del co-genitore in sala operatoria, attenzione alla riduzione degli stimoli acustici (conversazioni non indispensabili, preparazione degli strumenti in anticipo, ecc.), informazioni fornite ai genitori durante tutto l’intervento, abbassamento del campo operatorio al momento del parto, invito alla madre a partecipare spingendo durante il parto, clampaggio tardivo del cordone ombelicale.Inoltrese le condizioni cliniche lo consentono, inizio già in sala operatoria del contatto pelle a pelle precoce ,  del primo attacco al seno e  delle prime cure neonatali.(Smith et al., 2008; Christoph et al., 2023). Al giorno d’oggi, queste pratiche sono riconosciute come compatibili con la sicurezza materno-fetale e sostenute da diverse istituzioni professionali internazionali (American College of Obstetricians and Gynecologists [ACOG], 2016; Unicef & World Health Organization [WHO], 2018).

Leni a contatto pelle a pelle con i suoi genitori dopo un parto cesareo nella maternità di Lucerna (foto: Rebekka Haefeli)

Contatto pelle a pelle immediato

Esistono solide evidenze scientifiche che supportano i benefici del contatto pelle a pelle precoce. La revisione Cochrane di Moore et al. (2025) dimostra che il contatto pelle a pelle immediato è associato a una migliore stabilità termica neonatale, un miglioramento dell’adattamento cardiorespiratorio neonatale e unmaggiore tasso di inizio di allattamento al seno. I medesimi benefici si riscontrano anche quando il contatto pelle a pelle viene praticato dopo un taglio cesareo (Martínez-Hortelano et al., 2025). Sulla base di questi dati, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’ACOG raccomandano esplicitamente, quando compatibile con le condizioni cliniche della madre e del neonato,il contatto pelle a pelle precoce per ogni tipo di parto (ACOG, 2016; Unicef & WHO, 2018). . Inoltre, un altro argomento fortemente favorevole al taglio cesareo partecipativo è l’esperienza vissuta dalle donne. Infatti, malgrado gli studi quantitativi siano limitati a livello di dimensioni, essi dimostrano che l’esperienza è più positiva quando il contatto pelle a pelle viene iniziato già in sala operatoria(McCutcheon et al., 2025).

Riabilitazione migliorata dopo il taglio cesareo

Oltre alla  dimensione relazionale, il taglio cesareo partecipativo si inserisce pienamente nella logica degli attuali protocolli di riabilitazione migliorata dopo il taglio cesareo, che propongono un approccio globale volto a ridurre l’aggressività chirurgica e a favorire un rapido recupero post-operatorio (Wilson et al., 2018). In particolare, si raccomanda di ridurre al minimo il digiuno, evitare l’esternalizzazione sistematica dell’utero, ridurre al minimo l’irritazione peritoneale, ottimizzare la gestione del dolore, favorire la mobilizzazione precoce, sostenere attivamente l’allattamento al seno e migliorare l’esperienza complessiva della paziente (Macones et al., 2019). Queste raccomandazioni si basano su dati che associano queste pratiche a una diminuzione del dolore postoperatorio, a un recupero più rapido, a una riduzione della durata della degenza ospedaliera e a un miglioramento della soddisfazione materna. Il taglio cesareo partecipativo appare quindi come la parte chirurgica logica dei principi di riabilitazione migliorata applicati al taglio cesareo.

Cambiamento di paradigma

L’introduzione del taglio cesareo partecipativo solleva tuttavia una questione fondamentale: quella del cambiamento delle pratiche all’interno dei team interdisciplinari. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli ostacoli principali non sono di natura tecnica, ma culturale e organizzativa. Infatti, le abitudini profondamente radicate vengono modificate da: l’accoglienza del co-genitore in sala operatoria, la maggiore esposizione allo sguardo dei genitori, la prestazione di cure neonatali in sala operatoria, la necessità di spiegare le azioni in tempo reale o ancora l’adattamento dell’ambiente termico e sensoriale. Questi cambiamenti possono generare resistenze, spesso basate su preoccupazioni legittime quali: timori per la sicurezza, senso di perdita di controllo, disagio di fronte allo sguardo esterno, sovraccarico cognitivo o impressione di un ulteriore obbligo in un contesto già vincolante.

L’OMS (WHO, 2016), sottolinea che l’esperienza di cura e il rispetto della dignità sono parte integrante della qualità dell’assistenza materna e neonatale, al pari della sicurezza clinica (. Questo cambiamento di paradigma presuppone il riconoscimento che l’esperienza vissuta dalle donne e dalle famiglie non è  solo un tocco aggiuntivo, ma parte integrante a tutti gli effetti dei criteri di qualità. Per i team, ciò implica spesso un cambiamento di identità: passare da una cultura incentrata principalmente sulle prestazioni tecniche a una cultura che integra pienamente la dimensione relazionale dell’assistenza.

Per facilitare questo cambiamento, abbiamo elaborato il protocollo insieme a tutti i professionisti della sala operatoria dedicata al taglio cesareo. Innanzitutto spiegando il significato dell’iniziativa, mostrando le evidenze scientifiche e in un secondo momento usando la simulazione per mettere in pratica il progetto e dissipare alcuni timori. Infatti, se i cambiamenti vengono accompagnati e strutturati, vengono spesso percepiti come una fonte di coerenza, orgoglio professionale e senso ritrovato, piuttosto che come un ulteriore vincolo.. Diversi studi dimostrano che gli approcci incentrati sulla paziente sono associati a un miglioramento del clima di team e del senso di utilità professionale (WHO, 2016). Il taglio cesareo partecipativo può quindi diventare una leva maggiore per la trasformazione dell’assistenza ostetrica.

Nuovo standard qualitativo

La realizzazione del taglio cesareo partecipativo rappresenta un’evoluzione qualitativa perché, senza comprometterne la sicurezza, è maggiormente focalizzato sul momento unico della nascita, contribuisce a una riabilitazione post-operatoria precoce e migliora l’esperienza genitoriale. Inoltre, sprona una riflessione sulle nostre culture professionali e sui nostri modelli organizzativi. In un contesto in cui la qualità dell’assistenza non può più essere ridotta solamente alla sicurezza biomedica, questo approccio può essere ragionevolmente considerato come un nuovo standard qualitativo per i cesarei nei nostri reparti di maternità.

Referenze bibliografiche:

  • McCutcheon, A., Zhou, H., Steen, M. (2025) Maternal Birth Satisfaction Relating to Intraoperative and Early Postpartum Skin-to-Skin Contact with the Neonate During Caesarean Birth: An Integrative Review. Nurs Rep.;15(1):28. doi:10.3390/nursrep15010028
  • American College of Obstetricians and Gynecologists (2016) Optimizing Support for Breastfeeding as Part of Obstetric Practice.
  • Betrán, A. P., Temmerman, M., Kingdon, C. et al. (2018) Interventions to reduce unnecessary caesarean sections in healthy women and babies. The Lancet; 392(10155):1358-1368. doi:10.1016/S0140-6736(18)31927-5
  • Betran, A. P., Ye, J., Moller, A. B., Souza, J. P. & Zhang, J. (2021) Trends and projections of caesarean section rates: global and regional estimates. BMJ Glob Health; 6(6):e005671. doi:10.1136/bmjgh-2021-005671 
  • Carmichael, A. & Matulionis, B. (2014) Implementing the Gentle C‐Section: A Birth Experience More Like a Vaginal Delivery. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs; 43:S13-S14. doi:10.1111/1552-6909.12379
  • Chautems, C. (2025) Améliorer l’expérience des césariennes tout en réduisant leur taux. Perspectives transdisciplinaires sur l’introduction de la césarienne participative en Suisse romande. Anthropologie et Santé; (30). https://journals.openedition.org/anthropologiesante/14422
  • Christoph, P., Aebi, J., Sutter, L., Schmitt, K. U., Surbek, D. & Oelhafen, S. (2023) The extended gentle caesarean section protocol— expanding the scope and adding value for the family: a cross-sectional study. Arch Gynecol Obstet; 307(5):1481-1488. doi:10.1007/s00404-023-06913-0
  • Jauniaux, E. & Grobman, W. (ed.) (2016) Caesarean section: Introduction to the ‘World’s No. 1’ Surgical Procedure. Textbook of Caesarean Section. Oxford Academic.
  • Lancet (2018) Stemming the global caesarean section epidemic. The Lancet; 392(10155):1279. doi:10.1016/S0140-6736(18)32394-8
  • Macones, G. A., Caughey, A. B., Wood, S. L. et al. (2019) Guidelines for postoperative care in cesarean delivery: Enhanced Recovery After Surgery (ERAS) Society recommendations (part 3). Am J Obstet Gynecol.; 221(3):247.e1-247.e9. doi:10.1016/j.ajog.2019.04.012
  • Martínez-Hortelano, J. A., Saz-Lara, A., González, J. L. G. et al. (2025) Skin-to-skin contact and breastfeeding after caesarean section: A systematic review and meta-analysis of intervention studies. Int J Nurs Stud; 166:105038. doi:10.1016/j.ijnurstu.2025.105038
  • Moore, E. R., Brimdyr, K., Blair, A. et al. (2025) Immediate or early skin‐to‐skin contact for mothers and their healthy newborn infants. Cochrane Library.
  • Smith, J., Plaat F. & Fisk, N. (2008) The natural caesarean: a woman-centred technique. Bjog;115(8):1037-1042. doi:10.1111/j.1471-0528.2008.01777.x
  • Unicef & World Health Organization (2018) Protecting, promoting and supporting breastfeeding in facilities providing maternity and newborn services: the revised BABY-FRIENDLY HOSPITAL INITIATIVE. https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/c26450e2-92b0-476e-9a29-98eb5a58f4a2/content.
  • Wilson, R. D., Caughey, A. B., Wood, S. L. et al. (2018) Guidelines for Antenatal and Preoperative care in Cesarean Delivery: Enhanced Recovery After Surgery Society Recommendations (Part 1). Am J Obstet Gynecol; 219(6):523.e1-523.e15. doi:10.1016/j.ajog.2018.09.015
  • World Health Organization (2016) Standards for improving quality of maternal and newborn care in health facilities. https://www.who.int/publications/i/item/9789241511216

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